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SempreVerdi.net ~ libri ~ de_amicis ~ Amore e ginnastica ~ Capitolo 7 *
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Capitolo 7


Erano lí appunto tutt'e due, alle sette della sera, dopo aver desinato, sedute a un piccolo tavolino rischiarato da un lume di benzina, e la Pedani sfogliava sotto gli occhi dell'amica, che le teneva un braccio intorno al collo, la Ginnastica degli anelli del dottor Orsolato, quando venne la portinaia a portar la lettera del segretario.

La Pedani la fece entrare nella sua camera per ripeterle ancora una volta quello che le andava dicendo da un mese, di non torturare più la sua bambina. Aveva una figliuola che ingobbiva, diceva lei, e s'era lasciata persuadere da un bottegaio ortopedico del vicinato a metterle un busto di lastrine metalliche, il quale, premendola troppo al costato, la faceva soffrire e strillare come un'indemoniata. La Pedani voleva che la mamma buttasse via quello strumento, cagione possibile d'una consunzione polmonare, e che affidasse la bimba a lei per la cura ginnastica. Ma quella non ci credeva. E anche questa volta le diede la risposta solita:

- Ah! ci vuol altro che la sua ginnastica, signora maestra!

- Mi fate pietà, - le rispose la Pedani..

Poi, uscita la portinaia, guardò la soprascritta della lettera, di cui non riconosceva i caratteri. La Zibelli si alzò come per uscire, ma l'incertezza del suo passo mostrava cosí poca voglia d'andarsene che la Pedani le disse di rimanere. D'altra parte, essa non faceva segreti né con lei né con altri.

Aperta la busta, guardò la firma, e cominciò a leggere senza dare alcun segno di maraviglia. Solo quando ebbe finito, sorrise, tentennando il capo, con gli occhi fissi sul foglio, come se per la prima volta le si chiarissero alla mente i vari indizi che le avrebbero dovuto far prevedere quel caso.

La Zibelli, punta dalla curiosità, ma trattenuta da quel silenzio, non osò far domande; ma seguí con l'occhio tutti i suoi movimenti. L'altra s'alzò, buttò sbadatamente la lettera nel cassetto del tavolino dei libri, e avvicinatasi all'armadio, prese il suo cappello. La Zibelli si ricordò che la sua amica doveva andare al Club alpino a sentire una conferenza della contessa Palazzi-Lavaggi sulle ascensioni alpine delle donne. Un'idea le balenò; ma per stornare ogni sospetto, disse sorridendo:

- Ah! tu fai dei misteri.

- Non è un mistero, - rispose la Pedani con indifferenza; - te lo dirò poi -. E si mise il cappellino alla carlona.

La Zibelli, scherzando, l'accompagnò fino all'uscio, s'andò ad accertare che la serva era in cucina, rientrò lesta nella camera dell'amica, pigliò la lettera nel cassetto, guardò la firma, e impallidí. Poi lesse la lettera intera, e fu presa da una tal fiammata di rabbia che si guardò intorno con la tentazione di rompere e di calpestare ogni cosa. Anche quello le portava via! Oh la nefasta creatura! Essa l'avrebbe in quel momento crivellata a colpi di spillo. E ciò che l'arrabbiava di più era che, sebbene nella lettera non fosse nessun accenno al matrimonio, si capiva però dalla gravità quasi comica d'ogni frase che non era una dichiarazione d'amore fatta alla leggiera, con uno scopo di semplice galanteria; ma una lettera ruminata e ponzata, lo sfogo d'una passione che durava da un pezzo, e con un proposito serio. E lei s'era potuta illudere in quel modo, e aveva fatto da comodino a tutti e due! Sbatté il foglio nel cassetto, fece due o tre giri per la camera, come se quell'aria la soffocasse e avendo bisogno subito d'una vendetta, datasi in fretta una ravviata ai capelli, uscí di casa, attraversò il pianerottolo, e picchiò all'uscio del maestro Fassi, accomodando alla meglio un viso ridente.

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