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SempreVerdi.net ~ libri ~ de_amicis ~ Amore e ginnastica ~ Capitolo 23 *
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Capitolo 23


E allora si disperò, perché allora l'amava con tutta l'anima, con un misto di sensualità ardente e di tenerezza infantile, avvivate continuamente dal pensiero di quell'abbraccio che l'aveva inebriato, dal ricordo dei loro colloqui familiari, di tante trepidazioni, di tante speranze, di tanti disinganni, che gli parevan la storia di metà della sua vita. E non sognò nemmeno di ribellarsi alla propria passione, come l'altra volta, perché sentiva che non era più possibile. No, a prezzo di qualunque tormento, doveva continuare a vederla, a parlarle, a strisciarle intorno come un cane, a mettersele tra i piedi a ogni passo, a sentire il suo profumo di gioventù e la sua voce profonda, a godere almeno della sua pietà, a torturarsi l'immaginazione, il cuore e la carne sotto i suoi occhi. E i tormenti s'inasprirono, ed egli se li cercò. Coll'avvicinarsi dell'estate, ella alleggerí ancora il suo abbigliamento, mettendo le sue forme in una evidenza che lo facea delirare. Egli risalí sul soppalco, a inginocchiarsi tra la polvere e le foglie secche, col viso all'abbaino, e la vista di lei, che dava allora le sue lezioni col busto scoperto, mostrando nude le larghe spalle e le braccia stupende, lo martoriava; e anche quando non la potea vedere, stava alle volte un'ora a sentir la sua voce, e quei comandi: «Prona, supina, palme in avanti, palme indietro, slancio simultaneo delle braccia» gli risonavan nell'anima come esclamazioni d'amore. Egli non dormiva più, la notte, per raccogliere tutti i rumori di sopra, al più lieve dei quali sussultava come se si fosse sentito i suoi piedini sul corpo. E s'affaticava il cervello, in quel dormiveglia febbrile, a immaginare astuzie e industrie temerarie per poterla vedere: dei buchi nel solaio, dei traforamenti di muri, delle combinazioni di specchi, dei nascondimenti impossibili. E al punto d'eccitamento a cui era arrivato, non si guardava più dai vicini per appostarla: usciva, entrava, risaliva a tutte l'ore, la seguitava per la strada, l'aspettava nel cortile, pigliava tutti i più futili pretesti per parlarle, le offriva ogni specie di strani servizi, in presenza di chi che sia, non più con l'aria d'un pretendente, ma d'uno schiavo, faticandola con uno sguardo fiammeggiante, ma umile, che non chiedeva amore, ma compassione, ripetendo come l'eco ogni sua parola, abbracciando in un solo sentimento di smisurata ammirazione la sua persona, il suo ingegno, la sua fama crescente, la più comune e più vuota delle sue frasi. E si frenava ancora in sua presenza; ma non più quand'era passata: si metteva allora una mano sulla bocca, guardandola di dietro, e soffocava a quel modo il grido dell'amore e del desiderio, che usciva in un sospiro lamentevole e sordo. E non osava quasi più, come altre volte, fermar 1'immaginazione sulla felicità d'un possedimento intero, poiché, tolto appena l'ultimo velo al suo idolo vivo, gli si apriva alla mente un tale abisso luminoso di voluttà, ch'ei ne rifuggiva di volo per terrore della pazzia. E allora, per quietarsi, ricorreva ai pensieri dell'affetto, immaginava la casa nuova di sposo, disponeva i mobili, si rappresentava delle scene affettuose, vedeva una culla bianca... Ma la passione lo assaliva subito anche in quel rifugio: egli vedeva un'altra culla, dieci, venti, un popolo uscito dal suo amplesso, e non gli bastava ancora, e si tormentava ancora la fantasia su quella persona che gli rimaneva sempre davanti, fresca e potente, come l'immagine della giovinezza immortale e della voluttà eterna. E questo ardore cresceva di giorno in giorno nella familiarità amichevole ch'ella gli veniva rendendo, credendolo rassegnato al suo rifiuto. La giornata intera non gli bastava più a quella varia e vertiginosa successione di fantasticherie, di corse all'abbaino, di conversazioni di cinque minuti guadagnate con mezz'ora d'attesa, d'impeti improvvisi e solitari di tenerezza e d'angoscia, nei quali soffriva e godeva quasi di soffrire. La sua mente rifuggiva dal lavoro, la sua memoria s'offuscava per tutti i suoi affari, la sua vita si disordinava, la sua salute stessa s'andava alterando, il suo viso pigliava una espressione nuova, bizzarra, fanciullesca, spaurita, unita a quella d'una grande bontà ingenua ed attonita, come d'un uomo rapito nell'adorazione perpetua d'un fantasma fuggente nell'aria.

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